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News & Comunicati In Evidenza

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Comunicati stampa - CS N°36/2017 Cancro della prostata, uno studio italiano mette a punto un nuovo test sul PSA

ISS 21/07/2017

Meno falsi positivi e diagnosi più accurate per il cancro alla prostata grazie a un nuovo metodo di analisi del PSA messo a punto con una tecnica brevettata dall’Istituto Superiore di Sanità e svolto in collaborazione con l’Unità di Neuroimmunologia dell’IRCCS Santa Lucia e con il Dipartimento di Scienze Urologiche del Policlinico Umberto I di Roma.

I risultati dello studio, pubblicato sull’ultimo numero di Cancer Letters, hanno mostrato che i valori di PSA espressi sugli exosomi (vescicole extracellulari circolanti di dimensioni nano) permettono di distinguere il cancro della prostata da tutte le altre condizioni, compresa l’iperplasia prostatica benigna.

Si tratta di uno studio particolarmente importante perché l’attuale esame (PSA sierica), per diagnosticare questo cancro, dà un alto numero di falsi positivi in tutto il mondo - afferma Stefano Fais del Dipartimento di Oncologia e Medicina molecolare dell’Istituto Superiore di Sanità - e questo comporta una serie di problemi sia nelle reazioni dei pazienti sia nei costi per le analisi successive richieste da un’indagine con esito positivo, mentre la determinazione dei livelli plasmatici di exosomi esprimenti PSA potrebbe consentire dia diagnosticare con precisione e più precocemente questo cancro in modo da consentire studi di screening sulla popolazione maschile a livello globale.

I dati clinici pubblicati nello studio di Cancer Letters sono relativi a 45 campioni di plasma, tuttavia è in corso uno studio clinico su 250 campioni, approvato dai Comitati Etici di Policlinico Umberto I e Istituto Superiore di Sanità per potere validare il metodo secondo prove di evidenza.

Se questi risultati venissero confermati - afferma Alessandro Sciarra, Ordinario di Urologia del Policlinico Umberto I - sarebbe per noi sul piano clinico una vera rivoluzione, perché ci metterebbe a disposizione uno strumento molto efficace nella prevenzione secondaria del cancro alla prostata.

L’IRRCS Santa Lucia di Roma ha contribuito a questo studio con un’analisi quantitativa e qualitativa dei livelli di exosomi circolanti che esprimono PSA permettendo a una tecnologia finora usata solo nella ricerca di base di entrare nella pratica della ricerca clinica.

Questa collaborazione con i colleghi dell’Istituto Superiore di Sanità ci ha dato l’opportunità di sfruttare il nostro citofluorimetro di nuova acquisizione per la caratterizzazione di queste nano-particelle - commenta Luca Battistini, Responsabile dell’Unità di Neuroimmunologia della Fondazione Santa Lucia IRRCS - Applicheremo questa nuova tecnica anche allo studio delle malattie neurodegenerative per individuare nuovi biomarcatori, utili per la diagnosi e per definire le terapie più adeguate per queste patologie.

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Primo Piano - Fact Checking Vaccini

ISS, 14 luglio 2017


È falso che:

• I vaccini possono indebolire il sistema immunitario e portare alla comparsa di malattie autoimmuni. La nostra capacità di rispondere agli antigeni si sviluppa prima ancora della nascita e il sistema immunitario di un neonato è perfettamente capace di rispondere ogni giorno a migliaia di antigeni, molti di più di quelli contenuti nei vaccini.

• I vaccini contengono sostanze tossiche e pericolose come mercurio, formaldeide, alluminio. Nessuno dei vaccini commercializzati in Europa contiene da diversi anni derivati del mercurio, di cui peraltro non è mai stata dimostrata la pericolosità nelle quantità e nelle forme contenute nei vaccini. Le quantità di formaldeide, alluminio e altre sostanze sono minime e tali da non causare alcun danno alla salute.

• I vaccini, in particolare quello contro Morbillo, Parotite e Rosolia (MPR), causano l’autismo. Dai numerosi studi effettuati non emerge alcuna correlazione tra il vaccino MPR e l’autismo. Lo studio erroneamente citato a sostegno di questo presunto legame, pubblicato su Lancet, è stato infatti ritirato dalla rivista perché dimostrato fraudolento e l’autore è stato, inoltre, radiato dall’albo dei medici del Regno Unito.

• A causa del decreto sull’obbligo aumentano i vaccini somministrati ai bimbi nel primo anno di vita. Il decreto non modifica il calendario vaccinale, le immunizzazioni e la scansione temporale restano le stesse. I genitori che negli anni passati hanno fatto fare ai figli sia quelle obbligatorie che le raccomandate al momento del loro ingresso a scuola li avevano protetti dalle 10 malattie previste dalla legge in discussione, e in alcune Regioni anche da altre, ad esempio lo pneumococco.

• Esistono degli esami che possono predire eventuali effetti collaterali dei vaccini. Non esiste nessun test in grado di predire gli effetti collaterali dei vaccini.


È vero che:

• L’attuale riduzione delle coperture vaccinali ha provocato la recrudescenza di alcune malattie come il morbillo, e potrebbe portare al ritorno di patologie ormai assenti dal nostro paese, come la polio o la difterite, ma non ancora debellate dal resto del mondo.

• Il morbillo può essere causa di gravi complicanze e danneggiare temporaneamente le difese immunitarie. Tutto ciò può essere prevenuto dal vaccino.

• La sicurezza dei vaccini è documentata da milioni di dosi somministrate, dalla costante attività di sorveglianza dei possibili eventi avversi e dagli studi di sicurezza che vengono effettuati sia prima dell’autorizzazione che dopo l’immissione in commercio di ogni vaccino. Gli effetti collaterali gravi da vaccino hanno una frequenza estremamente più bassa di quelli delle malattie da cui proteggono.

• L’Italia è uno dei 14 Paesi dove il morbillo è ancora endemico ed è nella “top ten” dei paesi che hanno segnalato più casi a livello mondiale da Novembre 2016 ad Aprile 2017. Dall’inizio del 2017 sono stati notificati oltre 3.500 casi, molte complicanze gravi inclusi casi di polmonite, 2 casi di encefalite e 2 decessi. Il 40% circa dei casi è stato ricoverato in ospedale, a conferma della gravità della malattia. Il 35% circa dei casi ha riportato almeno una complicanza.

• La malattia impegna il sistema immunitario molto di più della corrispondente vaccinazione. Inoltre nella composizione dei vaccini attuali gli antigeni presenti sono molti meno rispetto a quelli che venivano somministrati trenta anni fa

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Comunicati stampa - CS N°35/2017 - Dichiarazione del Presidente Walter Ricciardi

ISS 13 luglio 2017

Il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi, in merito a quanto riportato recentemente dalla stampa precisa che, a partire dal 1 settembre 2015, contemporaneamente all’assunzione della guida dell’Istituto, si è messo in aspettativa dall’Università Cattolica e si è dimesso da tutti gli incarichi fino ad allora assunti, compresi quelli compatibili con l’ attuale, proprio per potersi dedicare esclusivamente all’Istituto Superiore di Sanità.

Il Presidente, inoltre, in merito alle dichiarazioni del senatore D’Anna, rilasciate nel corso della seduta pomeridiana del Senato avvenuta ieri 12 luglio, ha dato mandato ai propri legali affinché sporgano una denuncia per diffamazione.

Le dichiarazioni del senatore risultano, infatti, particolarmente gravi poiché, oltre a ledere l’immagine e l’onorabilità del Presidente, danneggiano anche il prestigio e l’autorevolezza del più grande istituto di sanità pubblica.

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Comunicati stampa - CS N°34 Telefono Verde AIDS e IST, utenti sempre meno giovani, quasi 800 mila interventi di counselling telefonico svolti in trent’anni di attività

ISS, 20 giugno 2017

Un vademecum dell’ISS per contrastare lo stigma e favorire il diritto alle cure delle persone sieropositive stilato per celebrare trent’anni di impegno nella sanità pubblica


Sono sempre meno i giovani che utilizzano il Telefono Verde AIDS e IST e sui temi della prevenzione aumenta la disinformazione degli utenti. Anche il test HIV non viene sistematicamente eseguito da circa la metà di coloro che chiamano dichiarando di aver avuto un comportamento a rischio. Rimangono costanti le richieste di consulenza in materia legale con riferimento a stigma, discriminazione sul posto di lavoro, violazione della privacy, accesso alle cure, a seguito delle quali in occasione del trentennale è stato realizzato dall’ISS un opuscolo informativo, La bussola sui diritti esigibili dalle persone sieropositive, che sarà scaricabile gratuitamente dal sito dell’ISS.


È questo, in sintesi, il profilo di consapevolezza tracciato attraverso l’analisi dei contenuti emersi durante i cinquanta interventi di counselling telefonico che mediamente vengono effettuati ogni giorno dagli esperti del Telefono Verde dell’Istituto Superiore di Sanità; Telefono Verde che il 20 giugno compie trent’anni di attività durante i quali ha risposto a oltre 2 milioni di domande svolgendo quasi 800 mila interventi di counselling all’interno di telefonate effettuate in maggioranza da uomini (75,4%); da persone che dichiarano di aver avuto rapporti eterosessuali (56,8%); da giovani appartenenti alla fascia di età compresa tra i 25 e i 39 anni (57%).


Proprio i dati del Telefono Verde dimostrano come sia sempre più importante elevare il livello di consapevolezza sui comportamenti corretti in materia di salute - afferma Walter Ricciardi Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità - La disinformazione nel corso di questi trent’anni è passata dall’11,4% rilevato nel primo decennio al 13,6% rilevato negli ultimi anni. Relativamente all’HIV, per esempio, in 12 telefonate su cento effettuate da persone di tutte le età emerge ancora che il rischio di contrarre l’infezione sia legato a baci, zanzare e bagni pubblici. La richiesta costante di informazioni su tematiche legali, inoltre, ci ha convinti a produrre, proprio in quest’occasione uno strumento informativo di orientamento per la tutela dei diritti delle persone con HIV nell’ottica anche della tutela del diritto all’accesso alle cure.


Le chiamate in diminuzione riguardano, rispetto soprattutto ai primi anni dell’epidemia, sia le donne, 33% nel decennio 1987-1997 scese al 13,9% nel decennio 2007-2017, sia i giovani che sono passati dal 23,3% nel decennio 1987-1997 all’11,9% nel decennio 2007-2017 - dichiara Anna Maria Luzi, Direttore dell’Unità Operativa RCF all’interno della quale si colloca il Telefono Verde - le prime perché probabilmente hanno un accesso facilitato ai servizi di prevenzione territoriali per la salute della donna, i secondi perché sembrano prediligere altri canali informativi, quali internet e per questo dal 2013 l’attività di counselling telefonico è integrata dal sito www.uniticontrolaids.it. Ciò fa sembrare che sottovalutino i rischi di infezione legati all’attività sessuale. In generale i quesiti hanno riguardato soprattutto le modalità di trasmissione dell’HIV (25,8%) e le informazioni relative ai test (22,1%). Un’ulteriore analisi statistica relativamente all’arco temporale febbraio 2011 - maggio 2017 periodo che vede la rilevazione dell’informazione sul test HIV, ha evidenziato che nel 74,8% delle telefonate (pari a 74.415 telefonate su un totale di 99.392) è stata posta attenzione sul test HIV, rilevando che nel 50% dei casi il test non è mai stato eseguito. Dall’analisi dei dati relativi all’esecuzione del test emerge ulteriormente che l’esame è stato effettuato per motivazioni indipendenti dal comportamento a rischio, in una proporzione di telefonate pari al 2% (interventi chirurgici-0,1%, gravidanza-0,4% o durante una donazione di sangue-1,5%).


Da tutto questo, afferma Gianni Rezza, Direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell’ISS, si evidenzia una percezione del rischio notevolmente abbassata nonostante resti rilevante il numero delle nuove diagnosi di infezione da HIV segnalate dal Sistema di Sorveglianza COA/ISS che risultano essere nel 2015 pari a 3.444 nuovi casi con l’incidenza più alta osservata tra le persone di 25-29 anni che rappresentano anche la fascia di età in cui è più alta la disinformazione tra gli utenti del Telefono Verde.


Inoltre, dall’analisi dei quesiti emersi durante gli interventi di counselling le infezioni sessualmente trasmesse, in generale, sembrano destare meno attenzione da parte degli utenti del Telefono Verde nonostante il Sistema di Sorveglianza Sentinella del COA/ISS ne abbia registrato un aumento progressivo (le segnalazioni hanno subito dal 2005 al 2014 un incremento pari al 33,2%) che ha colpito soprattutto le donne.

Serve una maggiore consapevolezza fra i giovani nell’evitare comportamenti sessuali sbagliati perché questo ha a che fare con il loro futuro - conclude Ricciardi - Si pensi alla Clamydia che ha la più alta prevalenza tra le giovani donne tra i 15 e i 24 anni, un’infezione che può comportare conseguenze sulla salute della donna e arrecare notevoli danni alla sua fertilità.


Il Servizio, gratuito e anonimo (per il cittadino), consente di dare risposte (sia in italiano, sia in inglese) ai bisogni informativi della persona-utente, di inviarla laddove necessario ai Servizi di prevenzione, diagnosi, cura e assistenza presenti sul territorio, disponendo di un archivio informatizzato di oltre 2.000 strutture (centri di diagnosi e cura delle malattie infettive, consultori, centri per le infezioni a trasmissione sessuale, associazioni di volontariato, ONG), questo grazie ad una presenza, dal lunedì al venerdì, dalle ore 13.00 alle ore 18.00, degli esperti del Telefono Verde AIDS e IST 800 861061.

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Primo Piano - Giornata mondiale dell’Epatite: per sconfiggerla oggi disponiamo di innovazione sostenibile

ISS 27/07/2017

di Stefano Vella

Ridurre drasticamente l’impatto dell’Epatite C entro il 2030. E’ questo uno degli obiettivi di Sviluppo Sostenibile definiti dalle Nazioni Unite nel 2016. Fa piacere alla vigilia della Giornata Mondiale contro l’Epatite poter parlare di uno studio italiano estremamente importante per indirizzare le politiche sanitarie al conseguimento di questo obiettivo. Sono, infatti, più di 8,5 milioni i cittadini europei affetti da epatite B ed Epatite C croniche, secondo i dati dell’ECDC (il Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie). Sono dati probabilmente sottostimati ma fare in modo che questa malattia non sia più un problema per la salute pubblica è possibile e auspicabile attraverso la politica del trattare tutti garantendo un più ampio accesso ai farmaci. Questa strategia, esaminata in un studio dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicato sulla rivista Hepatology, cha ha coinvolto 100 centri clinici italiani, ha valutato quali sarebbero i benefici e i costi di un trattamento universale di tutti i pazienti e non solo dei pazienti prioritizzati, ovvero con malattia avanzata del fegato. È vero che l’Italia, rispetto al resto d’Europa, ha un numero più elevato di persone infettate dal virus dell’Epatite C. Ma se estendessimo il numero dei pazienti da trattare, tenendo presente che i prezzi dei nuovi farmaci inevitabilmente caleranno, lo studio dimostra che il Paese andrebbe a risparmiare. In altre parole, la strategia del trattare tutti ha un rapporto costi-benefici estremamente favorevole. In questo senso sono indirizzate le strategie sanitarie italiane: trattare tutti i pazienti con infezione cronica da HCV, proprio per gli importanti guadagni in termini di salute e per la parallela riduzione nel tempo dei costi sostenuti dal Servizio Sanitario Nazionale. Oggi, grazie a tutti questi progressi possiamo guardare con fiducia all’obiettivo dell’OMS di ridurre del 65% le morti correlate all’infezione da HCV e il trattamento di almeno l’80% dei pazienti con epatite cronica da HCV. Un obiettivo che si profila sostenibile. Farmaci innovativi come quelli di cui disponiamo oggi, che coniugano all’efficacia anche la sostenibilità, rappresentano il binomio ideale per affrontare questa importante sfida del futuro.

Per approfondire leggi l’articolo di Epicentro con idati epidemiologici e la news della giornata

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Comunicati stampa - CS N° 37/2017 Epatite C, Italia modello per l’Europa e per il mondo nelle politiche sanitare per il trattamento dell’infezione cronica

ISS 25/07/ 2017

Trattare tutti i pazienti con epatite cronica da virus dell’epatite C con i nuovi farmaci ad azione antivirale migliora lo stato di salute e risulta essere sostenibile.

E’ questo il risultato dello studio Modelling cost-effectiveness and health gains of a universal vs prioritized HCV treatment policy in a real-life cohort condotto nell’ambito della Piattaforma Italiana per lo studio delle Terapie dell’Epatite viRale (PITER), coordinata dal Centro per la Salute Globale dell’ISS in collaborazione con l’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato (AISF), la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT) e l’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (ALTEMS).

Lo studio, che coinvolge circa 100 centri clinici distribuiti su tutto il territorio nazionale, viene pubblicato oggi sulla prestigiosa rivista dell’Associazione Americana Hepatology per lo studio delle malattie del fegato.

L’Italia rappresenta una peculiarità per quanto riguarda l’infezione da virus dell’epatite C - dichiara Walter Ricciardi, Presidente dell’ISS - in quanto è uno dei paesi con maggior prevalenza dell’infezione in Europa. Per questo motivo, il nostro studio, che ha permesso di generalizzare i dati di costo beneficio a partire dai dati di pazienti arruolati nella coorte PITER senza nessuna discriminazione in termini socio-demografici e di assistenza sanitaria, fa dell’Italia un modello per l’Europa e per il mondo. Un utile strumento per la messa a punto di strategie di ampliamento dell’accesso ai farmaci anti epatite C e, dunque, per raggiungere l’obiettivo dell’OMS di eliminare l’infezione da HCV entro il 2030, con una strategia globale che prevede la riduzione del 65% delle morti correlate all’infezione da HCV e il trattamento di almeno l’80% degli individui con epatite cronica da HCV.

Considerati questi target e, parallelamente, le restrizioni all’uso dei farmaci ad azione antivirale in quasi in tutto il mondo a causa dei loro prezzi alti - afferma Stefano Vella, Direttore del Centro per la Salute Globale dell’ISS e Presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) - ci è sembrato di fondamentale importanza valutare quali sarebbero i benefici e i costi di un trattamento universale di tutti i pazienti e non solo dei pazienti prioritizzati, ovvero con malattia avanzata del fegato. Ebbene, i risultati dell’indagine supportano da un punto di vista scientifico la recente politica annunciata e messa in atto dall’AIFA, quella cioè di trattare tutti i pazienti con infezione cronica da HCV, proprio per gli importanti guadagni in termini di salute e per la parallela riduzione nel tempo dei costi sostenuti dal Servizio Sanitario Nazionale.

I ricercatori hanno valutato il profilo di costo-efficacia della politica sanitaria universale attraverso un approccio di proiezione modellistica in 8.125 pazienti della coorte PITER generalizzati per un contesto europeo, applicando la media europea dei prezzi dei farmaci anti-epatite C e del costo della malattia epatica da virus dell’epatite C.

Lo studio ha dimostrato - sottolinea la Dr.ssa Loreta Kondili, ricercatore presso il Centro per la salute Globale dell’ISS e responsabile scientifico di PITER - che in entrambi i contesti (italiano ed europeo) il trattamento di tutti i pazienti con infezione cronica da HCV, anche in stadi di malattia lieve, consente benefici superiori in termini di salute, rispetto all’applicazione della politica di trattamento prioritizzato. I benefici proiettati negli anni dopo l’eliminazione del virus con la terapia antivirale, sin nelle fasi precoci del danno del fegato, sono stimati in casi evitati di pazienti con cirrosi del fegato e con tutte le conseguenti complicanze (quali scompenso della cirrosi, sviluppo di epatocarcinoma, bisogno di trapianto di fegato e morte a causa della malattia di fegato), nel miglioramento della qualità di vita dei pazienti guariti, e nella riduzione dei costi sanitari delle cure in riferimento alle patologie HCV correlate.

E’ stato valutato - va avanti Kondili - il profilo costo/beneficio incrementale interpretabile come costo sostenuto per un anno di vita guadagnata in piena salute applicando la politica universale versus quella prioritizzata. Questo rapporto di costo/beneficio incrementale, varia tra € 8.775 (per lo scenario italiano) a € 19.541,75 (per lo scenario generalizzato europeo) per ogni anno di vita in buona salute guadagnata (Quality Adjusted Life Years - QALY), entrambe stime nettamente inferiori rispetto alla soglia di € 35.000 per QALY sotto la quale un intervento sanitario è considerato un corretto investimento in salute dall’Istituto di Eccellenza Clinica Londinese (NICE). Lo studio valuta e conclude che unitamente a un abbassamento progressivo dei prezzi dei farmaci antivirali, arrivando ad una soglia di circa 4.000€ a regime terapeutico, trattare tutti i pazienti indipendentemente dallo stadio del danno del fegato risulta essere una politica lungimirante e determinante in quanto comporta maggiori benefici con minor costi per il Sistema Sanitario.

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Benessere animale, controlli dei Carabinieri Nas su tutto il territorio nazionale

Eseguiti negli ultimi mesi 1.496 controlli presso allevamenti intensivi, macelli, canili. 482 le non conformità. 367 persone segnalate alle Autorità amministrative e 127 a quelle giudiziarie. 77 strutture chiuse o sequestrate. 258 sanzioni penali e 750 amministrative, per un importo pari a 95.615.818 euro
Data di pubblicazione: 27/07/2017

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Linea guida per uniformare i controlli sanitari ai migranti

Il documento è stato presentato il 24 luglio presso la sala stampa della Camera dei Deputati. Fornisce raccomandazioni sui controlli sanitari di profughi e richiedenti asilo intercettati dal sistema di accoglienza italiano
Data di pubblicazione: 25/07/2017

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